Oculus Quest: il visore definitivo?

Oculus Quest: il visore definitivo?
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La porta di accesso alla realtà virtuale è fondamentale. Scegliere il visore giusto come prima esperienza può letteralmente fare amare o odiare questa tecnologia. Dal Google Cardboard da pochi spiccioli all’HTC Vive Pro con Eye tracking da 1500 euro le possibilità d’acquisto sono ormai veramente tante, e se è vero che anche in questo settore più spendi più sei sicuro di avere un prodotto all’altezza delle aspettative, quando iniziano ad entrare in gioco fattori come la fruibilità o la comodità, la risposta non è così scontata. Per fortuna oggi esiste un prodotto capace di mettere d’accordo tutti quando si tratta di decidere cosa acquistare come primo visore VR, e quel prodotto è Oculus Quest.

La scheda tecnica, in poche parole

Non voglio dilungarmi troppo con dettagli tecnici visto che ci sono già in rete molte recensioni da parte di esperti nel settore, mi limiterò quindi a buttare giù qualche caratteristica: 2 display OLED con risoluzione di 1600×1440 per occhio con refresh rate di 72 hz, SOC Qualcomm Snapdragon 835 montato direttamente nel visore, batteria con 2 ore circa di autonomia, audio integrato con possibilità di collegare le proprie cuffie con jack da 3,5 mm, porta usb-c per ricarica e collegamento al PC, IPD variabile con un cursore fisico, tracking inside-out a 6 dof grazie a 4 telecamere poste nel visore, 2 controller touch alimentati da una batteria stilo ciascuno, peso 571 grammi. Prezzo: 450 euro con 64 GB di memoria, 550 con 128 GB.

Quali sono i difetti

Preferisco tagliare subito la testa al toro parlando dei (pochi) difetti. Il primo e secondo me più importante è il peso, o meglio la distribuzione dei pesi. Avendo tutto l’hardware montato sul visore, e a causa anche del tipo di fissaggio alla testa scelto (“a maschera da sub”), il visore tende a scaricare molto del suo peso sulle guance e ciò risulta abbastanza scomodo soprattutto durante le sessioni che durano più di mezz’ora, costringendo a continui aggiustamenti sul volto. Io personalmente ho ovviato a questo problema acquistando una batteria esterna ed una fondina da cintura per cellulari, fissandola alla cinghia posteriore del Quest. In questo modo il peso aggiuntivo posteriore bilancia quello anteriore, oltre al fatto che la batteria aggiuntiva aumenta di molto l’autonomia. Questo difetto comunque è piuttosto soggettivo, molti che provano il Quest non lo avvertono, anche se Oculus poteva secondo me pensare ad una soluzione diversa visto che comunque il problema esiste. Il secondo difetto, anche se è più una caratteristica mancante, è il mancato supporto ufficiale al funzionamento collegato ad un PC, via cavo o con Wi-Fi. Parlo di supporto ufficiale perché esistono già alcuni programmi non ufficiali che permettono di usufruire della propria libreria Steam VR tramite collegamento wireless, anche se la latenza rimane ancora troppo alta per un’esperienza fluida. Il discorso wireless è in effetti complicato, da una parte Oculus ritiene che non ci sia ancora una tecnologia che permetta di fare funzionare i giochi VR in streaming con una latenza accettabile (e non ha tutti i torti), dall’altra su YouTube continuano a spuntare video di persone che sembrano giocare tranquillamente ai giochi Steam VR col Quest (ma con una latenza di 60 ms come si fa a dire che non c’è neanche un po’ di lag?). A mio parere se Oculus dotava il Quest della possibilità di collegamento al PC anche solo via cavo, magari con una versione pro, sarebbe stato per me il visore definitivo. Avrei speso volentieri anche 200 euro in più per avere questa caratteristica, ma ad oggi la realtà è che il quest è un visore standalone, e così per il momento è meglio considerarlo.

Quali sono i pregi

Molti, direi moltissimi sono i pregi di questo visore. È il primo visore standalone dotato di 6 gradi di libertà, permette quindi di muoversi in tutte le direzioni dello spazio. Dalla prima accensione all’avvio del tutorial passano massimo 15 minuti, il tempo per scaricare l’app di Oculus sul proprio smartphone, scaricare un aggiornamento del visore e configurare l’area di gioco. Proprio in questa fase i tempi si sono ridotti drasticamente rispetto all’Oculus Rift: le telecamere del Quest, montate direttamente sul visore, mostrano un’immagine in bianco e nero della stanza in cui ci si trova, basta con un controller touch impostare l’altezza del pavimento e tracciare i confini dell’area di gioco ed è tutto. I confini possono estendersi fino ad un’area di 10 metri per 10 metri circa, ma se abilitiamo la modalità sviluppatore direttamente dall’app su smartphone, è possibile eliminare anche questi limiti. In teoria quindi è possibile muoversi anche in spazi molto più ampi come un giardino o un campo da calcio, anche se il mio consiglio è quello di non andare troppo oltre ai limiti imposti dallo sviluppatore; ho notato infatti che il calcolo della prospettiva non è così preciso tra virtuale e reale, man mano che ci si allontana dal punto in cui siamo entrati nel mondo virtuale. Inoltre non è consigliato usare il Quest al sole: i raggi solari infatti possono danneggiare i sensori. Poco male comunque: una tale libertà d’azione fino ad ora si poteva avere solo attaccando un visore ad un PC in uno zaino, con tutti gli ovvi problemi. Senso di libertà e immediatezza: se dovessi dire i due pregi maggiori del Quest, sarebbero probabilmente questi.

Ma anche dal punto di vista tecnico Quest mi ha sorpreso. La visuale è molto più nitida rispetto al Rift grazie alla risoluzione maggiore, ed ora è possibile utilizzare l’app di Netflix godendosi un buon dettaglio dello schermo (cosa praticamente impossibile col Rift). Nonostante il SOC non sia il più recente, anche la grafica dei videogiochi l’ho trovata molto buona: ciò che si perde inevitabilmente in risoluzione delle texture e sistema di illuminazione, lo si guadagna in nitidezza della visuale e soprattutto, in senso di libertà vista l’assenza di cavi. Il gioco che esemplifica perfettamente quanto detto è Robo Recall. Ci sono tantissimi video comparativi e recensioni che spiegano molto bene le differenze tecniche.

Il tracking è molto buono, ovviamente non può essere paragonato a quello dei visori con sensori esterni, ma avendo provato anche quello dei visori Windows posso dire che è più o meno simile, presentando forse meno “zone morte”. Queste compaiono quando portiamo i controller proprio davanti al visore o li nascondiamo dietro la schiena per troppo tempo. Il tracciamento delle mani comunque riesce a funzionare bene anche in giochi frenetici come Beat Saber.

I controller Oculus Touch

I controller, i nuovi Oculus Touch, sono molto simili a quelli del Rift, a parte l’anello che serve per il tracking, posizionato ora verso l’alto. L’ergonomia e l’utilizzo risultano praticamente uguali, anche se l’aver portato lo sportellino del vano batterie (funzionano con una batteria stilo AA ciascuno) nella parte superiore dell’impugnatura causa che questo spesso si sgancia soprattutto durante i movimenti più frenetici. Il sistema di aggancio è sempre magnetico, ma col Rift non mi era mai capitato che si muovesse: anche qui, un aggancio più solido con una classica linguetta di plastica avrebbe risolto il problema in modo semplice. Dispiace che Oculus, pionieristica quando presentò i Touch originali, i primi con tracking anche del pollice e dell’indice, sia stata così conservatrice con i nuovi controller: Valve e Pimax con le loro nuove soluzioni che tracciano tutte e cinque le dita della mano superano ora a livello tecnologico Oculus.

I giochi e le app

Oculus Quest esce al lancio con più di 50 tra app e giochi acquistabili, inoltre al suo interno troviamo già pre-installate alcune demo tra cui Beat Saber, Sport Scramble e Creed. Acquistabili ci sono alcuni giochi nuovi ed esclusivi (il già citato Sport Scramble e Vader Immortal), alcuni porting PC (Superhot e Robo Recall fra tutti), qualche gioco più leggero adattato da Oculus Go (consiglio il gioco di pesca Bait!, molto divertente oltre che gratuito) e qualche app, in particolare per la visione di video (Youtube e Netflix fra tutte). Sicuramente il Quest nasce per la fruizione di contenuti video e per sessioni medio-brevi di gaming, e visto i suoi punti di forza non potrebbe essere altrimenti. Non ha senso acquistare Quest se si crede di giocare per ore a giochi complessi come Skyrim, ma d’altronde la realtà virtuale è molto più faticosa e intensa del gaming tradizionale, quindi anche sessioni di un’ora risultano già molto appaganti.

Non è semplice consigliare dei giochi da acquistare subito, anche perché dipende dal genere preferito. Sicuramente Robo Recall, Superhot e Beat Saber, giochi già ampiamente conosciuti e giocati su PC e Playstation, risultano ancora più immersivi in Quest grazie alla risoluzione migliorata e all’assenza di cavi che intralciano i movimenti. Probabilmente la killer app per il Quest è Vader Immortal, soprattutto per gli amanti della saga di Star Wars, ma anche per chi si avvicina per la prima volta alla VR, visto il gameplay semplice ma appagante, e la grafica molto dettagliata. Per chi ama invece i giochi più movimentati consiglio Sport Scramble, un gioco di sport arcade molto divertente e un po’ folle dove si può sfruttare bene un’area di gioco più ampia.

Conclusioni

Oculus Quest si conferma quindi come un piccolo gioiello, abbastanza comodo da indossare, semplicissimo da utilizzare e immediato da configurare. Ma possiamo definirlo il visore definitivo? Sicuramente ha dei difetti, alcuni che potevano già essere sistemati, altri che sono intrinsechi di questa tecnologia, ma già così com’è risulta molto divertente ed è veramente adatto a tutti. Se si cerca il massimo di quello che la VR può offrire, questo non è Oculus Quest. Se si cerca la via più semplice per innamorarsi della VR, Oculus Quest è il colpo di fulmine che stavamo cercando.

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