Film e videogiochi: meglio con la realtà virtuale?

Film e videogiochi: meglio con la realtà virtuale?
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Il rapporto tra film e videogiochi, sebbene sia sempre più stretto, difficilmente ha portato al cinema e in TV dei capolavori. Nonostante ci siano stati esempi di grandi videogiochi che hanno attinto a piene mani dal mondo del cinema (pensiamo solo ad Uncharted o alla trilogia di Mass Effect), la strada contraria spesso ha condotto a pessimi risultati. Soprattutto il film tratto direttamente dal videogame è sempre risultato tra il mediocre e il pessimo, anche se il materiale di partenza era più che buono: pensiamo al film di Assassin’s Creed, o all’ultimo Tomb Raider per esempio. 

Film, videogiochi e VR

Guardando invece ai film che parlano di videogiochi, senza quindi essere legati ad uno specifico titolo, la situazione migliora un po’, in particolare quando il videogame è vissuto in prima persona all’interno di un mondo virtuale. La realtà virtuale può essere quindi l’arma vincente per ottenere un ottimo film sui videogiochi? Non voglio analizzare ora tutti i film che parlano di videogiochi e realtà virtuale (si potrebbe scriverne un libro), mi soffermerò solo su  due esempi abbastanza recenti ma significativi.

Ready Player One: la sintesi perfetta (ALLERTA SPOILER!)

Il primo esempio non poteva che essere Ready Player One: forse nessuna opera è riuscita ad unire in maniera cosi straordinaria cinema e videogiochi, e lo fa grazie alla VR. Il mondo virtuale sembra essere l’unica ancora di salvezza per l’umanità, non come sostituto della realtà come appare all’inizio del film, ma come aiuto principale per riscoprire proprio quel mondo reale che molti hanno dimenticato. In mezzo ci sono tre chiavi da trovare prima della megacorporazione di turno, degli sconosciuti pronti a diventare eroi, ed un’orgia fatta di Gundam, di Spartan, di DeLorean e di Godzilla, tutto condito in salsa pop anni ’80. Ma Ready Player One vince e convince soprattutto perché in mezzo al mare di citazioni che potevano farlo cadere nella banalità, Spielberg fa quello che ha reso indimenticabili molti suoi film, da ET a Indiana Jones: ci racconta una storia, una bella storia.

Non solo al cinema

Il secondo esempio che voglio fare non è in realtà un film ma una seria TV, e la prendo in considerazione  per due motivi: il primo è che ultimamente le serie TV hanno raggiunto le medesime vette qualitative del cinema, se non addirittura superandole. Il secondo è che questa serie è formata da episodi autoconclusivi e totalmente slegati l’uno dall’altro, che potrebbero essere considerati dei veri e propri mini-film. Se non lo avete ancora capito sto parlando di Black Mirror

Black Mirror: il lato oscuro della VR (ALLERTA SPOILER!)

Mi voglio concentrare in particolare su due episodi che hanno per protagonista realtà virtuale e videogiochi: il primo è Playtest (giochi pericolosi in italiano) e il secondo è il più recente Striking Vipers. In entrambi la tecnologia che trasporta nel mondo virtuale è qualcosa che agisce a livello celebrale: non un semplice visore quindi, ma qualcosa di molto più invasivo, e potenzialmente letale. Una tecnologia che unisce ambienti creati artificialmente per mero fine ludico con le paure e i desideri più reconditi dell’animo umano. Sebbene non siano gli episodi più riusciti di questa fantastica serie, essi risultano comunque disturbanti e provocanti al punto giusto, in pieno stile Black Mirror. Ci sono anche altri episodi che hanno come protagonisti realtà e mondi virtuali, ma che non hanno a che fare con i videogiochi: invito a scoprirli soprattutto chi ha amato Matrix (già, un altro capolavoro che ha a che fare con la VR…).

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