Breve guida ai visori

Breve guida ai visori

In un mercato ancora in fermento, con molte soluzioni che si susseguono anche a distanza di pochi mesi, può diventare difficile per qualcuno che si affaccia la prima volta al mondo della realtà virtuale capire su che visore orientarsi come primo acquisto. In questa guida cercherò di riassumere i pregi e i difetti delle soluzioni più famose disponibili oggi, con un piccolo sguardo anche alle novità che ci può riservare il prossimo futuro. Premetto che da semplice appassionato non posseggo tutti i visori usciti fino a questo momento, ma tra fiere di settore e sale giochi VR sono riuscito a provare parecchi modelli, oltre all’oculus rift e all’oculus quest che sono ora in mio possesso.

Voglio partire con questa disamina suddividendo i visori secondo due criteri: uno abbastanza scontato, e cioè la suddivisione tra visori non-standalone e standalone (a seconda che abbiano bisogno o meno di un supporto hardware esterno per funzionare); il secondo criterio invece si basa sull’indossabilità: questa caratteristica può apparire non così importante (soprattutto leggendo le review di settore) però per un visore che deve essere tenuto sul capo anche per ore la trovo una qualità fondamentale, anche se effettivamente può essere molto soggettiva.

Perché l’indossabilità è così importante?
Oculus Rift e il suo fissaggio “a maschera da sub VS PSVR e il suo fissaggio “ad anello”

Ogni visore in base al peso e al sistema di tenuta al volto scelto può risultare più o meno comodo, anche se si vede sempre di più come i visori si stiano abbastanza standardizzando seguendo due linee di principio: ci sono i visori che io chiamo “a maschera da sub”, che si indossano proprio come una maschera di quelle utilizzate dai sommozzatori (l’esempio più significativo è l’Oculus Rift) e poi ci sono i visori “ad anello” e cioè quelli che si fissano alla testa con un anello adattabile alla larghezza del capo, usualmente tramite una rotellina posta sul retro (il visore più diffuso che ha questo tipo di fissaggio è sicuramente il PSVR di Sony). Premetto che non c’è un sistema migliore di un’altro: il fissaggio “a maschera da sub” è probabilmente più stabile soprattutto quando si effettuano movimenti bruschi con la testa, però il peso del visore va a gravare molto sulle guance e quindi può risultare scomodo soprattutto se il visore inizia ad essere pesante (ho provato questa sensazione con il Vive per esempio). Il sistema “ad anello” permette una migliore distribuzione dei pesi e quindi risulta migliore se il visore è abbastanza pesante, di contro è meno stabile e risulta più difficile regolare la distanza dalle lenti dagli occhi (cosa molto importante soprattutto per chi indossa gli occhiali). L’unico consiglio che mi permetto di dare è di provare entrambe le soluzioni per qualche ora (magari sfruttando le favorevoli politiche di Amazon sui resi) e poi scegliere la migliore a seconda delle proprie esigenze.

Standalone o non standalone?
Oculus GO

Premetto che tra i visori standalone considero anche quelli che in realtà hanno bisogno di uno smartphone per funzionare (ma diciamoci la verità, chi non ne possiede uno al giorno d’oggi?). Diciamo che la suddivisione più corretta sarebbe quella tra visori con filo e senza filo, “mobili” e “fissi”. Nei primi rientrano quindi come ho già accennato tutti i visori che hanno solamente una struttura (di solito in plastica) con delle lenti regolabili, in cui si inserisce il cellulare (che risulta a conti fatti il vero “motore” del visore). Gli esempi più famosi sono il Daydream di Google e il Samsung Gear VR. Il mio consiglio riguardo a questi oggetti è: evitarli come la peste. Se il primo visore VR che ho provato non fosse stato l’oculus ma uno di questi, probabilmente non mi sarei mai appassionato alla realtà virtuale. L’esperienza che si ha con questi oggetti è la stessa che si avrebbe facendo un giro di pista a Monza con una Panda. La soglia che considero minima per entrare nel mondo VR è l’Oculus GO: visore all-in-one (non ha bisogno quindi di smartphone) ottimi display, ottime lenti e soprattutto un’esperienza ottimizzata. Molti rimangono comunque i limiti: 3 DOF (degree of freedom), quindi possibilità di muovere solo la testa e non di muoversi nello spazio, e potenza limitata. E’ un visore adatto per visualizzare filmati in 3D e per giocare qualche minuto con esperienze “mordi e fuggi”. Il vero re dei visori standalone è ad oggi l’oculus quest, anzi io personalmente lo ritengo il modo migliore in assoluto per entrare nel mondo della realtà virtuale: dedicherò un articolo a parte per illustrarne meglio le sue caratteristiche, a chi non possiede un pc performante o una ps4 dico solo che deve considerarlo già un must-buy, e può pure fermarsi qui con la lettura.

Oculus Quest
Per il top ci vuole il cavo

Se si vuole ottenere il massimo di quello che la realtà virtuale può offrire bisogna per forza di cose rivolgersi ai visori cablati, però in proporzione occorre aumentare l’investimento. A dir la verità Sony con il suo PSVR ha dimostrato che non serve svenarsi per giocare in realtà virtuale in modo soddisfacente: basta una PS4 (circa 250 euro) ed un PSVR (spesso in offerta a circa 200 euro) per poter provare esperienze complesse come Skyrim in VR senza rinunciare poi a molto dal punto di vista tecnico rispetto ad un PC. Anche qui però c’è da dire che giocare in VR seduti col pad toglie tantissimo all’ immedesimazione, quindi al kit base occorre quasi per forza aggiungere una coppia di Playstation move per poter utilizzare le mani nei mondi virtuali (altri 80 euro circa); inoltre il sistema di tracking di PS4, utilizzando la vecchia cam, è probabilmente il meno preciso che esista in questo momento, quindi si rischia di spendere comunque una bella cifra per una tecnologia ormai già superata.

Valve Index

Il top dell’esperienza VR alla fine lo si può avere solo con un PC. Per chi ha già un pc abbastanza performante ( con una GTX 1060 o una RX 580 come standard minimo) la scelta diventa praticamente obbligata. Il mercato dei visori PC è sicuramente quello più in fermento ed è in continua espansione: si è partiti qualche anno fa quando la scelta era praticamente tra oculus rift e htc vive, e si è arrivati al 2019 con una batteria molto più ampia, con una serie di prodotti con le caratteristiche più disparate e prezzi che vanno dai 300 ai 1000 e più euro solo di visore. I già citati Oculus Rift e HTC Vive possiedono schermi OLED con risoluzione non più delle migliori, e un sistema di tracking basato su sensori esterni, tanto scomodo e macchinoso da configurare, quanto preciso e ancora insuperato (soprattutto le base stations del vive che nella loro versione 2.0 permettono di tracciare un’area fino a 10×10 metri). Poi ci sono i visori Microsoft, i primi ad implementare il tracciamento inside-out: i sensori (in questo caso 2 telecamere) sono inclusi nel caschetto che permette di scansionare l’ambiente circostante e i controller. Questo sistema presenta molti vantaggi: è velocissimo da configurare, basta collegare un solo cavo al PC, può essere utilizzato in qualsiasi stanza. È però molto meno preciso del tracking con sensori esterni: infatti il tracciamento delle mani si perde se escono dal campo visivo delle telecamere (per esempio quando si portano le mani dietro la schiena). Esistono molti modelli che supportano la piattaforma Microsoft (e sono pienamente compatibili anche con Steam VR). Essi differiscono principalmente dal tipo di fissaggio al volto utilizzato, dalla qualità e risoluzione dei display e pochi altri dettagli, il tracking e i controller sono uguali per tutti. Io personalmente ho provato il Lenovo Explorer (uno dei visori entry level) e l’ho trovato abbastanza comodo, anche se il display non era il massimo. Il tracking invece è abbastanza buono, con tutti i limiti elencati prima.

Il 2019 è l’anno di svolta per la VR?
HTC Vive COSMOS

Il 2019 può essere considerato come l’inizio della seconda generazione dei visori per la realtà virtuale. Una generazione che non sconvolge le soluzioni già adottate in passato ma piuttosto affina e migliora tecnologie già esistenti. A livello di display si punta più all’LCD che sembra offrire un minore “effetto zanzariera” a parità di risoluzione, inoltre si utilizza sempre di più il tracking inside-out. È il caso per esempio del nuovo Rift S che sostituisce il Rift sul mercato adottando proprio queste soluzioni. Esce nel 2019 anche il primo visore di Valve che si stacca da HTC ma si rivolge però ad una fascia enthusiast visto che il prezzo per il kit completo supera i 1000 euro. Display ad alta risoluzione, nuove lenti che garantiscono un FOV migliorato, nuovo sistema per l’audio e tracking sempre al top con sensori sia esterni sia sul visore per garantire la massima esperienza possibile. HTC non sta però a guardare ma farà uscire il nuovo vive Cosmos che come Oculus punterà tutto su miglioramento della risoluzione e tracking inside-out, con l’aggiunta probabile della compatibilità con alcuni smartphone basati su piattaforma Snapdragon 855 con collegamento usb-c. Esistono poi visori più di nicchia come il Pimax con display fino a 8k e fov di 200 gradi. Visto che le novità si susseguono di mese in mese questa guida potrà essere aggiornata, quindi restate sintonizzati!

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Alessio

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